Giochi di potere di un carabiniere molto autoritario

L’orologio alla parete segnava le due. Il ticchettio della lancetta scandiva costantemente il passare dei secondi. Era da circa un’ora che me ne stavo in quella stanza asettica e quasi totalmente buia. La scrivania che era al centro era illuminata a malapena da una lampadina che gli penzolava sopra. A parte l’orologio sul muro ed un enorme specchio che occupava gran parte della parete di fronte, non c’era nient’altro.

Chissà chi mi stava osservando dall’altra parte dello specchio? Chissà chi mi stava giudicando come una ragazza inesperta, più di quelle giovani il cui fascino e le cui avventure vengono raccontate nei racconti della linea erotica, mentre una voce nella testa mi rimproverava per le scelte avventate fatte poco prima fuori dalla discoteca.

Tremavo, ma non per il freddo o per l’abito leggero che indossavo. Tremavo per l’incertezza di ciò che mi aspettava. Avrei tanto voluto usare il telefono erotico per chiamare mia madre e chiedere scusa per la figuraccia che rischiavo di farle fare se i vicini avessero saputo cosa era successo. Da quando mi avevano fermata, mi sentivo giudicata e vulnerabile. A testa bassa stavo per lasciarmi andare alle lacrime.

Ad un tratto sentii dei passi avvicinarsi alla porta e apparve l’uomo in uniforme che mi aveva accompagnata poco prima. Era un bel tipo, sulla cinquantina, alto, fisico asciutto, capelli lievemente brizzolati e sguardo intenso. La sua divisa da carabiniere gli conferiva un fascino autoritario, intrigante. Lo seguivo con lo sguardo mentre si sedeva di fronte a me. Mi fissava con attenzione, lo leggevo nei suoi occhi. Probabilmente stava valutando la mia giovane età, appena vent’anni.

“Cosa stavi facendo fuori da quel locale?” mi chiese con voce decisa. “Nulla, probabilmente ha visto male. Io non stavo facendo nulla di male”. “Ah sì???” fece una breve pausa ed appoggiò i miei documenti sul tavolo. “A me sembrava che fossi coinvolta in un gesto un po’ audace, tipico della vostra età”. Il tono era fermo ma intriso di una tensione che faceva accelerare il battito.

Rimasi sorpresa dalla sua presenza così vicina e dall’intensità del suo sguardo, che trasmetteva controllo e desiderio di autorità. Sentivo un brivido di eccitazione e timore, mescolati, senza sapere come reagire.

Le ore successive si trasformarono in un gioco di sguardi, gesti e silenzi carichi di tensione. Ogni movimento, ogni parola, evocava desiderio e mistero, senza bisogno di dettagli espliciti.

“Se saprai comportarti, potremo superare questa situazione senza complicazioni”, mi disse con tono controllato. Quelle parole sciolsero parte della mia ansia e accrebbero la consapevolezza di un’intimità velata, fatta di sguardi e gesti sfiorati.

Con delicatezza e attenzione, l’atmosfera si fece più intensa, segnata da un gioco di dominanza e resa, ma sempre in una cornice di provocazione elegante, senza bisogno di dettagli volgari. Il tempo sembrava dilatarsi, ogni gesto evocava emozioni profonde e sensazioni intense, lasciando spazio all’immaginazione.

Alla fine, guardandomi dallo specchio, mi disse: “Grazie. Sei libera, puoi ripulirti ed andare”. Senza aggiungere altro, uscì dalla stanza lasciandomi con un ricordo di tensione e desiderio sospeso, elegante e sottile.