Come divertirsi mentre la prof. spiega!

Avevo appena compiuto 18 anni e frequentavo l’ultimo anno delle superiori. Non sono mai stata una studentessa completamente votata allo studio. Mi piaceva esprimermi attraverso il mio aspetto e sentirmi osservata, più che prendere appunti con diligenza.

Quel giorno ero seduta in aula da oltre un’ora, mentre il professore di arte interrogava una mia compagna. La sua voce monotona rendeva l’aria quasi ipnotica. Io fissavo il vuoto, combattendo contro un sonno insistente e una mente che non voleva saperne di restare lì.

Quella mattina avevo appena finito di chattare con Claudio, più grande di me, universitario, capace con poche parole di accendere pensieri tutt’altro che scolastici. Come sempre tenevo lo zaino sul banco, schermando il telefono da sguardi indiscreti.

Un suo messaggio, allusivo e provocante, fece nascere in me una scossa improvvisa. Sentii il corpo reagire prima ancora della mente, mentre l’interrogazione sui monumenti di Venezia sembrava non finire mai. Decisi di distrarmi, lasciando che lo schermo mi portasse altrove.

Il telefono mi suggerì un sito di racconti erotici che già conoscevo. Tra i titoli, uno attirò subito la mia attenzione. Le parole scorrevano veloci e, frase dopo frase, la mia immaginazione iniziò a correre libera, lontana dall’aula e dai banchi.

Leggendo, avvertii quella sensazione sottile e crescente che nasce quando la fantasia prende il sopravvento. Il cuore accelerò leggermente, il respiro si fece meno regolare. Era come se ogni parola accendesse una scintilla.

Ero seduta in fondo all’aula, in un angolo appartato. Accanto a me c’era Tania, una ragazza straniera dal sorriso furbo e dallo sguardo aperto sul mondo. Sapevo che difficilmente si sarebbe sorpresa per un mio atteggiamento un po’ assente o sognante.

Continuai a leggere, lasciando che la mente costruisse immagini proibite. Immaginai Claudio, un luogo chiuso, lontano da occhi indiscreti. Il contrasto tra la rigidità della lezione e la libertà dei miei pensieri rendeva tutto più intenso.

Il mio corpo reagiva a quella tempesta silenziosa. I sensi sembravano amplificati, ogni suono ovattato, la voce del professore ridotta a un brusio lontano. Qualcuno mi lanciò uno sguardo curioso, forse notando il mio stato di assenza totale.

Abbassai lo sguardo, cercando di ricompormi. Un brivido finale mi attraversò, rapido e potente, lasciandomi con una sensazione di leggerezza e un sorriso appena accennato.

Quando rialzai la testa, la lezione proseguiva come se nulla fosse. Nessuno si era accorto di quel viaggio segreto, e la mattinata, improvvisamente, mi sembrò molto meno pesante.