Lavoravo come agente di vendita in un’azienda di energia elettrica. Mi occupavo di appuntamenti prefissati da Elisa, l’impiegata incaricata di contattare i potenziali clienti e proporre la mia visita presso le loro aziende per valutare l’offerta.
Lei lavorava nel call center e io la conoscevo solo attraverso la sua voce. Non l’avevo mai incontrata di persona.
Era una voce profonda, avvolgente, sorprendentemente sensuale, capace di insinuarsi nei pensieri anche quando parlava solo di lavoro.
Ogni volta che la sentivo, cercavo di darle un volto.
La immaginavo alta, mora, con occhi chiari, un fisico asciutto e forme armoniose.
Non nascondo che più di una volta la sua voce ha acceso fantasie inconfessabili, nonostante i nostri discorsi fossero professionali.
Un giorno trovai il coraggio di spostare la conversazione su un piano più personale.
Scoprii che aveva circa trent’anni, che si era sposata da poco e che faceva la pendolare.
Poco alla volta il tono cambiò.
Comparvero i doppi sensi, le pause cariche di significato, le frasi lasciate sospese.
La sua voce diventava sempre più calda, quasi ipnotica.
Le dissi che avrei voluto incontrarla.
Che una voce come la sua poteva incantare chiunque, piegare la volontà di un uomo in pochi istanti.
Seguì un silenzio improvviso.
Pensai di aver esagerato.
Poi parlò.
“Se davvero pensi questo… allora ascolta. Ora sei tu ad ascoltare. Lasciati guidare dalla mia voce.”
Fu come se qualcosa fosse cambiato.
Non era più una collega: era presenza, controllo, immaginazione pura.
Mi ricordava quelle voci che si ascoltano di notte, capaci di trasformare il silenzio in desiderio.
Mi descriveva come se fosse accanto a me.
Così vicina da sentire il suo respiro sul collo.
Io seduto, lei che si avvicinava, che prendeva possesso dello spazio… e dei pensieri.
La sua narrazione era lenta, studiata.
Ogni parola aumentava la tensione, ogni pausa la rendeva più intensa.
Io, senza quasi rendermene conto, seguivo il ritmo della sua voce.
Era come se l’immaginazione avesse preso il controllo del corpo.
Quando tutto finì, rimasi qualche istante in silenzio, con il cuore che batteva ancora forte.
Riuscii solo a ringraziarla, con voce incerta, augurandomi di poterla risentire presto.
Anche se oggi non lavoro più per quella ditta, le nostre chiamate continuano.
Ci sentiamo spesso, immaginiamo scenari sempre diversi, lasciando che sia la fantasia a guidarci.
Non ci siamo mai incontrati di persona.
Forse è meglio così.
Alcune storie funzionano proprio perché restano sospese, nutrite solo dalla voce e dal desiderio.