Ho scoperto che mi piace essere posseduta dietro

Mi chiamo Elena, ho 24 anni e fino a pochi mesi fa, il mio mondo sessuale era… beh, prevedibile. Vaginali, orali, le solite cose che fanno tutti. Ma poi, una notte, tutto è cambiato.

Ero con Marco, il mio ragazzo da un anno. Eravamo a letto, sudati e ansimanti dopo una sveltina veloce.

Lui mi accarezzava il culo, come sempre, ma quella volta le sue dita si sono spinte un po’ più in là, sfiorando l’imboccatura del mio ano. Io ho sussultato, non per fastidio, ma per una scarica elettrica che mi ha fatto bagnare di nuovo.

“Ti va di provare?” mi ha chiesto con voce bassa, eccitata. Io ho annuito, curiosa, il cuore che batteva forte. Non ero vergine lì dietro, ma non l’avevo mai fatto sul serio. Lui ha preso il lubrificante dal cassetto – non so perché ce l’avesse, ma ringrazio il cielo – e ha iniziato a prepararmi.

Le sue dita, una, poi due, scivolavano piano dentro di me, dilatandomi con gentilezza. Sentivo il mio corpo aprirsi, un misto di tensione e piacere che mi faceva gemere. “Rilassati, amore,” mi sussurrava, mentre il suo pollice sfregava il mio clitoride per distrarmi dal bruciore iniziale.

Quando ha premuto la cappella del suo cazzo contro il mio buco stretto, ho trattenuto il fiato. È entrato piano, centimetro dopo centimetro, e oh mio Dio, quel senso di pienezza… era diverso da tutto.

Non era solo invasione, era come se mi stesse toccando un punto profondo, proibito, che mi faceva tremare le gambe. Ho spinto indietro i fianchi, incoraggiandolo, e lui ha iniziato a muoversi, prima lento, poi più ritmico.

Ogni spinta mi riempiva completamente, il suo cazzo che sfregava contro le pareti sensibili del mio culo, mandandomi ondate di piacere che mi facevano vedere le stelle. Ho urlato il suo nome, le unghie conficcate nelle lenzuola, mentre il mio corpo si contraeva intorno a lui.

Da quella notte, non penso ad altro. Il sesso anale mi ha ossessionata. È come se il mio corpo si sia risvegliato a un livello nuovo, e ora ogni momento della giornata mi riporta lì. Al lavoro, seduta alla scrivania, mi agito sulla sedia immaginando un cazzo che mi penetra da dietro, dilatandomi fino al limite.

Mi bagno solo al pensiero, e corro in bagno a toccarmi, infilando un dito nel culo per rivivere quella sensazione. Marco lo sa, e ne approfitta.

La sera, appena entro in casa, mi piega sul tavolo della cucina, lubrifica il mio ano con la saliva e mi scopa forte, senza preavviso. Io lo imploro: “Più profondo, ti prego, fammi sentire tutto.”

Una volta, eravamo a una festa con amici. Io non resistevo più. L’ho trascinato in un bagno minuscolo, ho abbassato i pantaloni e mi sono sporta in avanti, offrendogli il culo. Lui ha riso, eccitato, e ha spinto dentro di me senza esitazione.

Il rischio di essere scoperti rendeva tutto più intenso: il suo cazzo che mi martellava, le mie labbra morse per non urlare, il sudore che colava mentre venivo, il mio ano che pulsava intorno a lui fino a quando non ha scaricato tutto dentro, caldo e appiccicoso.

Da allora, è diventata la nostra routine. Non voglio più il solito missionario; voglio sentirmi piena, usata, posseduta dal suo cazzo nel mio culo stretto.

Ho iniziato a esplorare da sola. Ho comprato un plug anale, piccolo all’inizio, e ora ne ho uno grande che indosso sotto la gonna mentre esco. Cammino per la città con quel giocattolo che mi dilata, sfregando contro le pareti sensibili, e ogni passo è una tortura deliziosa.

A casa, me lo infilo mentre mi masturbo la figa, ma è il culo che comanda: lo apro con le dita, lo lubrifico, e immagino cazzi multipli, gang bang immaginari dove vengo presa da dietro da uno dopo l’altro, il mio ano che non si stanca mai, che brama di più.

Mi piace da impazzire, questa ossessione. È come se il mio corpo fosse nato per questo, per essere scopato lì, per contrarsi e mungere ogni spinta fino all’orgasmo più violento.

Marco dice che sono diventata una ninfomane anale, e ha ragione. La scorsa settimana, l’ho sorpreso legandolo al letto e cavalcandolo al contrario, il mio culo che ingoia il suo cazzo fino alla base.

Ho rimbalzato su di lui, sentendo le palle schiaffeggiare la mia pelle, il piacere che mi saliva dal profondo fino a esplodere in un urlo. Ora, non vedo l’ora della prossima volta.

Il sesso anale non è solo un atto per me; è un’ossessione, un fuoco che mi consuma, e non voglio spegnerlo mai.