La signorina Linda è una ragazza bellissima che abita nell’attico del nostro palazzo. Alta, bionda, con lunghi capelli e occhi chiari, possiede un’eleganza naturale che lascia tutti ammaliati. Anche mia madre, quando la vede passare in portineria, rimane colpita dai suoi sorrisi luminosi, e Linda sa perfettamente come catturare l’attenzione di chi la circonda.
Quando Linda si assenta per qualche giorno, chiede a mia madre di annaffiare le sue piante, lasciando sempre una generosa mancia. Un giorno, però, toccò a me occuparmi delle sue piante. Salito all’attico presto la mattina, mi accorsi subito di quanto la sua casa rispecchiasse la sua eleganza: raffinata, accogliente, curata in ogni dettaglio.
Mentre svolgevo il mio compito, la curiosità mi spinse a dare una sbirciatina nella zona notte. Appena socchiusi la porta, percepii la sua presenza come un’incantevole immagine sospesa nella penombra: Linda riposava serenamente, avvolta in lenzuola morbide, che lasciavano intravedere solo accenni di pelle e forme delicate. La scena era così armoniosa e sorprendente che rimasi senza parole, come davanti a un quadro vivente.
Il mio cuore accelerò e mi sentii completamente sopraffatto dall’ammirazione. Ero un giovane osservatore timido, consapevole di trovarmi di fronte a una figura straordinaria, e ogni mio gesto fu guidato dal rispetto e dall’incanto. La tensione era tutta emotiva: desiderio di vicinanza, di contatto gentile, senza mai oltrepassare i limiti della discrezione.
Alla fine, dovetti allontanarmi, portando con me la memoria di quell’istante come un ricordo prezioso e segreto. Tornato a casa, ripensai a quella mattina e a quanto fosse travolgente il fascino di Linda, senza mai oltrepassare i confini della decenza o della realtà.
Qualche giorno dopo, la signorina Linda tornò in portineria per ringraziare mia madre per l’aiuto. Lasciò anche una mancia per me, complimentandosi per il mio “lavoro” con un sorriso che mi fece arrossire. Durante la conversazione, emerse anche che Linda, laureata in letteratura, avrebbe potuto darmi delle ripetizioni: tre ore di studio insieme, dove avrei potuto “sondare il terreno” e partire dalle basi. Con un occhiolino complice, mi confermò che mi aspettava il pomeriggio successivo.