Racconto di una schiava devota al volere del suo padrone

La relazione con Carlo mi consuma. Io e Leo viviamo insieme come marito e moglie solo per salvare le apparenze. Leo sa che io appartengo a Carlo, che il mio corpo e la mia volontà orbitano intorno a lui, e che può reclamarmi ogni volta che lo desidera. Leo lo accetta, forse per non perdermi, forse perché in fondo è parte di questo equilibrio fragile.

Leo è mio marito solo nella forma. È Carlo, invece, a esercitare su di me un potere totale. Ogni mia concessione passa dal suo consenso. Più mi mette alla prova, più il legame si fa profondo, viscerale. A volte nella mia vita compaiono uomini che Carlo invia, presenze fugaci che eseguono un copione già scritto, lasciandomi solo il ricordo di un incontro intenso e impersonale.

Ultimamente qualcuno ha iniziato a fotografarmi, immagini rubate che alimentano fantasie silenziose. So di essere osservata, desiderata, valutata. E questa consapevolezza mi accompagna come un’ombra.

Il telefono squilla con insistenza. Non so se sia lui o qualcuno che agisce per suo conto. In fondo non importa: il mio unico scopo è compiacerlo, diventare materia viva dei suoi racconti erotici.

Il telefono continua a squillare.

«Sì?»
«Diana Portela?»
«Sono io.»
«Mi chiamo Charles. Carlo mi ha detto che avremmo potuto incontrarci questa mattina. Ho poco tempo.»

Resto in silenzio, poi annuisco anche se lui non può vedermi. Accetto. Riaggancio. Un incontro deciso con la stessa naturalezza di un appuntamento qualunque.

Scelgo un abito che so gli piacerà: una minigonna audace, una camicia verde. Nessuna barriera inutile tra me e gli sguardi altrui. Il mio corpo è destinato a essere visto.

All’hotel mi muovo con sicurezza, anche se dentro sento quella tensione sottile che precede ogni incontro. La stanza è in fondo al corridoio. Busso. Quando la porta si apre, mi accoglie un uomo giovane, imponente, dallo sguardo curioso.

«Sei Diana?»
Annuisco.
«Carlo parlava molto bene di te.»

Entro senza rispondere. Lui osserva, valuta, come se stessi partecipando a una trattativa silenziosa. Mi invita a restare ferma mentre il suo sguardo percorre le mie forme con lentezza studiata. Ogni gesto è misurato, ogni contatto suggerito più che imposto.

Nella camera da letto il tempo sembra sospendersi. Mi muovo solo quando me lo chiede, seguendo un rituale fatto di attese e silenzi. Non provo emozioni definite, solo la consapevolezza di adempiere a un ruolo che mi è familiare.

L’incontro si consuma in una danza di dominio e resa, senza bisogno di dettagli espliciti. È un’esperienza intensa, a tratti travolgente, che mi lascia svuotata e allo stesso tempo stranamente appagata. Quando tutto finisce, lui mi osserva come si guarda un’opera incompleta ma promettente.

«Carlo ha ragione. Hai ancora molto da offrire.»

Scatta qualche fotografia, poi si allontana. Io mi rivesto in silenzio, il corpo indolenzito e la mente lontana. Obbedisco senza discutere. Carlo sarà soddisfatto. Questo conta.

Carlo, infatti, è felice. Come premio mi concede una domenica intera con lui. Cambio aspetto su suo suggerimento, trasformandomi ancora una volta per aderire al suo ideale. Le sue parole sono taglienti, ma so che dietro c’è il desiderio di plasmarmi.

Leo accetta tutto questo. Sa che non gli appartengo davvero. La sua presenza è un compromesso silenzioso.

Quando finalmente Carlo mi chiama, corro da lui senza esitazione. Ci incontriamo in un locale discreto, immerso in una luce soffusa e musica d’altri tempi. Mi presenta a una coppia influente. Le parole sono poche, gli sguardi eloquenti. Accetto senza domande ciò che mi viene chiesto.

Al piano superiore, lontano dal brusio, seguo le istruzioni come sempre. Ogni gesto è carico di simbolismo, ogni attesa una prova di devozione. L’esperienza che segue è profonda, intensa, psicologica, più che fisica. Mi abbandono completamente, fino a perdere la percezione del tempo.

Quando tutto è deciso, Carlo conferma l’accordo. Io sono la moneta di scambio, la promessa mantenuta.

La settimana che segue è fatta di totale dedizione. Vivo sospesa, disponibile, attraversata da incontri che mi lasciano stanca ma integra. Non c’è violenza, solo un uso consapevole del mio corpo come strumento di piacere e potere.

Quando torno da Carlo, l’incontro è diverso. È urgente, possessivo, carico di un desiderio trattenuto troppo a lungo. In macchina, lontano da sguardi indiscreti ma non abbastanza, mi reclama come solo lui sa fare. È un momento travolgente, che cancella ogni dubbio.

Poi mi riporta a casa. Il ciclo si chiude, in attesa che ricominci. So che presto sarò di nuovo offerta, concessa, desiderata. È il mio destino, e lo accetto.